SCUOLA, ARRIVA LA GELMINI CAMBIA ANCORA TUTTO.
Va avanti chi sa, chi non sa si ferma. Torna l'importanza del voto e della selezione. Tornano i giudizi, non per punire, ma per ridare prestigio e significato alla scuola italiana, scesa agli ultimi posti delle classifiche internazionali.
I ministri sono stati nominati e ora, per contrastare l'attuale congiuntura, sono in arrivo misure per valorizzare l'impegno e i risultati degli studenti e dei docenti. Al riguardo siamo in grado di anticipare i punti su cui poggerà il nuovo piano sulla scuola del governo Berlusconi, piano tracciato dal neo ministro Mariastella Gelmini, sul finire della precedente legislatura.
Previsto il potenziamento dell'autonomia scolastica e il rafforzamento dei poteri organizzativi dei presidi, per agevolare la concorrenza e il confronto tra gli istituti mediante meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione ai risultati formativi rilevati da un organismo terzo (un istituto di valutazione). Per garantire l'affermazione del merito e della qualità cambierà anche la selezione del personale. Le progressioni retributive e di carriera degli insegnanti potrebbero non reggersi più solo sui vecchi automatismi.
Dietrofront sui debiti formativi. Il nuovo governo vede con favore un ritorno più esplicito agli esami di riparazione e quindi a una prova nazionale, che potrebbe svolgersi a settembre. L'attuale sistema dei debiti formativi è fallimentare. E la Gelmini non ritiene sufficiente la circolare dell'ex ministro Giuseppe Fioroni, che ha affidato all'autonomia delle scuole la verifica dell'assolvimento dei debiti. Il 42% degli studenti delle superiiori ha insufficienze. Ma l'attivazione delle lezioni di recupero si trascina tra mille affanni, pochi fondi e un gran caso. Il sistema dei debiti formativi in questi anni ha prodotto danni incalcolabili e portato alla promozione di 9 milioni di impreparati. In prospettiva si ipotizza anche la liberalizzazione della professione docente, affidando il reclutamento ai presidi, con chiamata diretta degli insegnanti su liste di idonei, con um periodo di due anni di prova, propedeutici all'assunzione a tempo indeterminato. Ma c'è anche la possibilità che agli istituti venga data la facoltà, in futuro, di stabilire dei contatti di tipo privatistico pagando di più i docenti migliiori, secondo criteri da stabilire.
Avvocatessa, bresciana, trentacinque anni, specializzata in diritto amministrativo, deputata, single, Mariastella Gelmini è il nuovo ministro della Pubblica Istruzione. E' il più giovane titolare che il dicastero di Viale Trastevere abbia mai avuto. Coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia, eletta alla Camera dei Deputati per la prima volta nel 2006, dove è stata membro della Giunta per le autorizzazioni a procedere, del comitato parlamentare per i procedimenti di accusa e della II Commissione Giustizia. Decisa, determinata. ma anche aperta al confronto, rieletta a pieni voti nella tornata di aprile nel collegio Lombardia due, astro nascente della politica, Gelmini come ministro non è stata scelta a caso. E' il personaggio politico su cui punta Berlusconi per attuare il nuovo piano sulla scuola.
Nel corso della legislatura è stata autrice e prima firmataria di un disegno di legge per la "promozione e l'attuazione del merito nella società, nell'economia e nella pubblica amministrazione" a cominciare dalla scuola e dall'università. Il ddl è stato presentato lo scorso febbraio, quando il governo Prodi era già alle corde. Probabilmente si è trattato di una prova tecnica, visto che non c'era tempo per il dibattito parlamentare. La Gelmini si era messa in luce come coordinatrice in Lombardia, ma per la sua nomina a ministro sono stati determinanti i buoni risultati ttenuti in politica ma anche la sua passione civile per la meritocrazia, cosa che ne ha fatto un candidato ideale per la scuola, l'università e la ricerca, visto che il nuovo Governo Berlusconi vuole risanare l'istruzione partendo proprio dalla riaffermazione del merito.
Da chi sarà affiancata la Gelmini per il nuovo ministero che accorpa anche università e ricerca? Da Valentina Aprea, anche lei forzista, già sottosegretario all'Istruzione nel precedente governo Berlusconi, che accetterà solo l'incarico di viceministro con ampia delega, altrimenti diserterà Viale Trastevere. Sul fronte universitario, invece, ci sarà Giuseppe Valditara, di An, come sottosegretario o molto più probabilmente come viceministro, per la sua competenza tecnica e politica in materia. La prima grana da affrontare sarà il bando di concorso per 2.000 ricercatori, i tempi sono stretti e se non si arriva con urgenza ad un decreto ad hoc entro il 30 giugno si perdono i 40 milioni di euro stanziati dalla Finanziaria con clausole capestro. Adeguamento delle borse di studio dei dottorandi (da innalzare a mille euro mensili) e la riforma del finanziamento della ricerca, per ora lentissimo, le altre questioni sul tappeto. (Anna Maria Sersale)