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Fioroni
StudentiFioroni: nelle scuole si studia di più, questo era il mio obiettivo.

ROMA
Il debito pubblico preoccupa. Ma il debito cosiddetto formativo nella scuola per l’ex ministro dell’Istruzione Beppe Fioroni, oggi coordinatore nazionale del Partito Democratico, è stato un vero cruccio. Un anno dopo il ripristino del vecchio sistema si stima un venticinque per cento di rimandati a settembre, ed era dal 1995 che non accadeva più. Per tredici anni, gli studenti italiani avevano dimenticato la paura di essere bocciati, perché il metodo dei «debiti» permetteva ai negligenti di passare automaticamente all’anno scolastico successivo.

Fioroni, quando ha riformato il meccanismo era consapevole che ci sarebbe stato un quarto degli studenti rimandati a settembre?
«Io non ho fatto nessuna riforma. Ho solo ripristinato un requisito di serietà fondamentale, per lo Stato come per gli studenti: a scuola ci si va per apprendere. Lo sa cos’era successo fino ad allora? In dodici anni avevamo promosso nove milioni di studenti. Ottocentomila asini promossi ogni anno con debito. Perché ci indigniamo che studenti poveri di sapere si rimettano chini sui libri? Perché non ci indigniamo per università a numero chiuso, come la Ca’ Foscari di Venezia, dove la metà dei posti resta vuota perché gli studenti non sanno scrivere correttamente in lingua italiana? Perché non ci indigniamo del fatto che per lo stesso motivo resta vuoto il 33 per cento dei posti ai concorsi per magistrato? E non parliamo poi della matematica... Non si poteva andare avanti così. Bisognava ripristinare il merito. Un principio scritto anche nella Costituzione».

La percentuale del 25 per cento di rimandati però lascia ben sperare per il futuro...
«Intanto, bisogna vedere se quel dato previsionale verrà confermato. Erano circa il 40 per cento i ragazzi che ac*****ulavano debiti sull’anno scolastico successivo. Una cifra spaventosa. Evidentemente, la risposta alla correzione di rotta c’è stata: significa che i ragazzi hanno studiato di più già nel secondo quadrimestre. Si sono rimboccati le maniche: questo va nella direzione giusta, era il risultato che m’ero prefisso».

Lei è un politico avveduto: non teme tante famiglie italiane con le vacanze rovinate?
«Vorrei fare un appello: non è più possibile che i genitori facciano i sindacalisti dei figli. Per il loro bene, i genitori devono collaborare con la scuola. Per il bene loro, e per il bene del Paese. Un asino con debiti da 4 in matematica che passa l’anno come il suo compagno di banco che in quella materia ha un 9 è un messaggio velenoso per tutta la società. Significa dire a quello del 9 che si va avanti benissimo facendo i furbi, e a quello del 4 che studiare non serve, meglio appunto fare il furbo. Nella scuola come nel resto del Paese il criterio dev’essere quello del merito: sennò, senza merito, restano solo le raccomandazioni e i soldi. Un Paese non può funzionare così, a cominciare dalla scuola. Mi pare che di questo sia consapevole anche il nuovo ministro Gelmini, che ha confermato la mia correzione di rotta».

E sui professori, nulla da dire?
«Bisognerà monitorare bene il dato sui recuperi. Perché è chiaro che se in una classe di venti alunni oltre la metà è stata rimandata, poniamo, in matematica, vorrà dire che c’è anche un problema di professore. E i professori devono essere riqualificati, con aggiornamento professionale adeguato, rimettendosi a studiare davvero anche loro. Sui banchi del sapere, non sui siti Internet».

I RISULTATI
Debiti da recuperare per uno studente su 4
I primi scrutini
Il venticinque per cento degli studenti ha preso il debito formativo e passerà l’estate sui libri. Il dato è provvisorio e riguarda gli scrutini di Milano e Torino. A fine agosto, dunque, i nuovi rimandati si dovranno presentare a scuola e dimostrare di aver rimediato alle insufficienze.
Gli effetti della riforma
Una prima analisi degli scrutini dice che i ragazzi hanno studiato molto di più nel secondo quadrimestre rispetto agli altri anni. E’ il segno che i debiti formativi per la prima volta hanno spaventato davvero gli studenti italiani. Dal questionario di fine anno dell’istituto Steiner di Torino emerge che i ragazzi hanno studiato in media un’ora in più al giorno.
I bocciati
Nei principali licei di Torino e di Milano le statistiche parlano di una media intorno al 15%.

Postato il Lunedì, 16 giugno @ 02:04:06 EDT di grazia1968

 
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